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LA LEGGEREZZA DEL TULLE

di Mariateresa Ceretelli

Wall Street International

24 aprile 2014

CORPI RAREFATTI: L'UOMO INCORPOREO IN CERCA DI UNA STORIA

di Matteo Galbiati

Espoarte 79 - 1° Trimestre 2013

Atelier: Giorgio Tentolini

Marta Santacaterina

FermoMag 24-04-2013

Giorgio Tentolini. L’ombra del reale - 28/06/12

di Piero Del Giudice

foto di Andrea Angelucci e Giorgio Tentolini

 

GALATEA European Magazine

Luglio Agosto 2012

 

ALLE SOGLIE DELL’APOCALISSE
Marco La Rosa Ayumi Kudo Giorgio Tentolini

a cura Di Andrea Dall’Asta SJ, Daniele Astrologo, Ilaria Bignotti e Matteo Galbiati

Inaugurazione: mercoledì 13 febbraio 2013, ore 18

L’Apocalisse è un tema biblico che ha sempre esercitato un grande interesse e timore allo stesso tempo. L’uomo, preoccupato di conoscere il proprio destino dopo la morte, si chiede con insistenza: cosa accadrà del mio corpo, della mia anima? Come concepire il destino della vita?
Anche i giovani artisti vincitori del premio San Fedele 2011-2012 si sono ispirati a questo tema. Marco La Rosa, vincitore del Premio San Fedele, presenta un’evoluzione della sua ricerca sui solidi platonici. Ispirandosi al pensiero del padre gesuita Theilard de Chardin, che riflette sul destino dell’uomo in relazione al cosmo nel suo viaggio verso il Punto Omega, realizza 100 solidi platonici in gesso alabastrino. Il loro essere collocati senza ordine sul pavimento suggerisce disgregazione, frammentazione. C’è come un disordine al cuore del reale che chiede tuttavia di trovare un’armonia, una logica, un senso. E infatti i solidi sembrano dirigersi verso un punto determinato che crea un polo di tensione, grazie al quale tutti gli elementi trovano il senso del loro percorso. L’opera di Giorgio Tentolini, vincitore del Premio Rigamonti, consiste invece in due rotoli, uno di carta ancora sigillato, l’altro in rete bianca parzialmente svolto. È un rotolo, il “libro della vita”, in cui sono scritti i nomi dei giusti, come è rivelato nel libro dell’Apocalisse. Tentolini vi inscrive il tema dell’albero, centrale nella tradizione cristiana. L’albero della vita si sovrappone infatti a quello della Croce. L’albero da cui sorge la morte diventa quello della vittoria della vita, grazie a Cristo. Per significare il passaggio dalla caduta dell’uomo in Genesi, in cui si racconta quando Adamo ed Evasi cibano del frutto proibito all’ultimo libro della Bibbia, l’Apocalisse, in cui è descritta la discesa dal cielo della Gerusalemme celeste, il giovane artista ricorre all’immagine dell’albero, presente nel lavoro come un’ombra, una presenza costante. L’albero della vita è infatti presente nella città santa al centro della sua piazza. È l’albero della salvezza che fa dodici frutti. Le sue foglie sono destinate alla guarigione delle nazioni (cfr Ap 22,2). Originale è infine il lavoro di Ayumi Kawasaky. Sono 49 disegni, disposti in modo da formare un quadrato di sette fogli per lato. Per la giovane artista giapponese, il concetto di “misura” è centrale. All’evangelista Giovanni è data una canna per misurare il santuario di Dio, l’altare e il numero di coloro che vi stanno adorando (cfr Ap 11); Dio tiene in mano una canna d’oro, per misurare la città, le sue porte e le sue mura (cfr Ap 21). Secondo la lingua giapponese, il termine “misurare” è in relazione al prendersi cura di una persona, di un oggetto. E Ayumi, riflettendo sulla vita quotidiana, racconta attraverso scene intime e delicate momenti in cui ci si rivolge a qualcuno (o a qualcosa) per proteggerlo, custodirlo. Apocalisse significa allora rivolgere la nostra attenzione a quanto sta al di fuori di noi, perché lo “misuriamo”.
L’Apocalisse diventa la rivelazione dello stupore di fronte al mondo che ci circonda, alla realtà che emerge nella vita di ciascuno perché sia accolta e protetta.
Andrea Dall’Asta SJ


fino al 9 marzo 2013
dal martedì al sabato 16.00 – 19.00
(al mattino su richiesta, chiuso i festivi)
ingresso libero


Galleria San Fedele
Via U. Hoepli 3A
20121  Milano
T +39 02 86352233

sanfedelearte@sanfedele.net

 

 

 

 


dendromorfismi

Se la forma scompare la sua radice è eterna.
Realizzata con tubi di neon sagomato blu, installata su un muro di mattoni a vista che delimita il giardino del Palazzo Venier dei Leoni, nota sede della Collezione Peggy Guggenheim, la frase che costituisce l’opera di Mario Merz è avvolta da un intrico di foglie d’edera che paiono quasi volersi appropriare di questa, complice la volontà dell’artista di far ricongiungere l’artificio alla natura, la parola all’immagine, il processo creativo offerto dai materiali della modernità e dell’industria con i processi naturali della vita e della morte.

Senza voler tracciare qui alberi genealogici o discendenze spirituali, le due opere di Giorgio Tentolini certo non possono rinnegare alcune radici culturali, tra le quali quella in cui scorre la linfa di certa Arte Povera.

Più che due lavori distinti, si potrebbe parlare di una variazione sul tema.
Dopo avere approfondito il significato storico, artistico, religioso e simbolico dell’albero della vita, il giovane artista ha elaborato due opere di complesso significato e raffinata bellezza, trovando in Albrecht Dürer il modello, o meglio sarebbe dire il modulo arboreo, da riprodurre attraverso l’azione del “togliere” e dell’ “aggiungere”.
La prima azione è stata compiuta su un rotolo di rete bianca in PVC di 50 metri, del quale una parte, lunga 4 metri, è stata srotolata e incisa dall’artista, facendo così emergere, “in absentia”, un particolare dell’albero della vita, secoli prima disegnato e inciso da Dürer.
La seconda azione è consistita nel disegno a grafite del soggetto sulla base di un rotolo di carta di circa 1000 metri, ancora arrotolato e sigillato.
Come gli anelli di un tronco, i vari strati di carta arrotolata che accolgono l’immagine dicono simbolicamente la limitatezza, la trasformazione, la caducità delle cose: la carta nasce dal legno, diventa superficie sulla quale scrivere o tracciare forme con le quali comunicare un pensiero.
Cosa accadrà a questa lieve immagine, quasi un’ombra, tracciata a grafite?
Come si conserverà nel tempo? L’immagine continuerà a “parlare”?
Cosa accadrà alla rete sottile, solitamente usata per scopi industriali o utilitaristici, una volta resa strumento di trasmissione dell’immagine e del simbolo?   
Il segno dell’artista interrompe il fluire del tempo e rivendica la possibilità dell’arte di rendere eterne le immagini, attraverso la trasmissione del loro senso.
La scelta di Albrecht Dürer, artista imbevuto di cultura classica e al contempo legato alle sue radici nordiche, noto incisore di scene apocalittiche e sacre, dichiara una volta di più la lucida volontà di Tentolini di confrontarsi con i modelli, rivendicando la possibilità di tracciare nuove direzioni di senso alle forme e ai materiali, attraverso il gesto estetico.
In questo è anche il suo legame con i linguaggi poveristi; ma più ampiamente, la ricerca di Giorgio Tentolini da sempre riflette sui temi portanti dell’arte contemporanea, quali la relazione tra identità e alterità, natura e artificio, parola e immagine.
E ancora: il rotolo di carta non è ancora aperto. Quello di rete è parzialmente svolto.
Entrambi accolgono immagini come ombre.
Si stanno disperdendo o fissando sulla materia?
Le sappiamo leggere nel senso più profondo o ne ricordiamo volubili tratti?
Scopo dell’arte è anche questo: rintracciare i fili di senso che legano l’uomo al mondo. Il presente al passato. Opere come tracce di un futuro ancora da scoprire. Se la forma scompare, la sua radice è eterna.

Ilaria Bignotti

Dendromorfismi 1
100x 400 cm / 100x5000 cm
rete in pvc incisa a mano
2012

 

Dendromorfismi 2
rotolo di carta, disegno a graffite
diametro 50 cm, profondità 10 cm
2012

altre opre presenti in mostra

Marco La Rosa
Ecce Homo
2012
100 poliedri regolari in gesso alabastrino, omega in metallo ricoperta da foglia d’oro
installazione, dimensioni ambientali

Ayumi Kudo
Misurare le cose in-misurabili
2012
inchiostro e matita colorata su tavola
21x21 cm cad, installazione

 

 

 

 


rassegna stampa

28-02-2013 - artevarese

Stare sulla soglia dell'Apocalisse

L'Apocalisse è il tema da cui prende spunto la tripersonale allestita alla Galleria San Fedele di Milano. Un argomento che ha sempre esercitato un enorme fascino tra artisti e registi. 

 

Nelle leggende, l'araldo della soglia è quel personaggio che ha la funzione di far compiere al protagonista un passaggio risolutore.
"Alle porte dell'Apocalisse", titolo della mostra in corso alla Galleria San Fedele di Milano, a cura di Andrea Dall'Asta S.I., Daniele Astrologo, Ilaria Bignotti e Matteo Galbiati, ci attendono Marco La Rosa, Giorgio Tentolini e Ayumi Kudo, vincitori del Premio San Fedele 2011-2012.

I 100 solidi platonici, con esclusione del dodecaedro, in gesso alabastrino di Marco La Rosa, collocati sul pavimento in ordine sparso, si ispirano ai concetti del padre gesuita Theilard de Chardin, il cui pensiero verte sul destino dell'uomo nel viaggio, in direzione del Punto Omega.

Vincitore del Premio Rigamonti, Giorgio Tentolini presenta, Il libro della vita, un rotolo di carta sigillato dentro il quale scorrono i nomi dei giusti, come appare nel libro dell'Apocalisse, mentre su un'altra carta, svolta verticalmente lungo una parete, appare la stilizzazione dell'albero della vita che prende origine dall'incisione "Adamo ed Eva" di Albrecht Durer, silente simbolo di un paradigma che tocca gli estremi del dolore e della pacificazione.

I 49 disegni di Ayumi Kudo, compongono un percorso quadrato di 7 fogli per lato dove il concetto di "misura" risulta essere il metro degli accadimenti e dei sentimenti del quotidiano. Dosando frammenti di esistenza, l'artista giapponese incarna se stessa in un personaggio, la cui fisionomia fonde il tratto umano con la natura faunesca. 


"Alle soglie dell'Apocalisse"
Marco La Rosa, Giorgio Tentolini, Ayumi Kudo

Milano, Galleria San Fedele, Via Hoepli 3a/b
Fino al 9 marzo
Orario: martedì-sabato dalle 16.00 alle 19.00

Mauro Bianchini -

12-03-2013 - Espoarte

 

Tre giovani e l’Apocalisse: i vincitori del San Fedele

MILANO| Galleria San Fedele

di KEVIN McMANUS

Con la mostra a tema riservata ai vincitori, la Galleria San Fedele conclude il percorso relativo all’edizione 2011-2012 dell’omonimo premio per le arti visive. Tema della rassegna l’Apocalisse, e scelta degli artisti differente rispetto agli anni passati: non ci sono più, infatti, il secondo e terzo classificato del San Fedele, mentre rimangono, oltre al vincitore del premio, il segnalato speciale dei curatori e il vincitore del Premio Rigamonti. La soluzione consente di lasciare un maggior respiro alle opere esposte, le quali, realizzate appositamente per l’occasione, ne traggono sicuro giovamento.

L’Apocalisse è tema complesso, disponibile a peregrinazioni simboliche e passibile di fraintendimenti e banalizzazioni. I tre artisti vi si accostano con atteggiamenti (e a partire da percorsi) ben diversi: ciononostante, la mostra non manca, fin dal primo sguardo, di una propria particolare unità, anche grazie alla dimensione installativa di tutti e tre i lavori, che scandisce dinamicamente gli spazi della galleria. Giorgio Tentolini, vincitore del Rigamonti, presenta una doppia riflessione sul tema dell’“albero della vita”, abbinato a quello della scrittura, qui rappresentata sotto la formaparadigmatica di due “rotoli” che mostrano in modi diversi due dettagli dell’Albero della vita di Albrecht Dürer. 

Ayumi Kudo, segnalata speciale dei curatori, ripropone il proprio immaginario fatto di personaggi solo apparentemente infantili, impegnati in una serie di situazioni legate al tema del “misurare”, essenziale, per l’artista giapponese, alla lettura del testo apocalittico. Il piano superiore della galleria, infine, è occupato interamente dal vincitore del San Fedele, Marco La Rosa, che prosegue nella sua ricerca dedicata ai solidi platonici: oltre a Dasein, già visto in altre recenti occasioni espositive, c’è Ecce Homo, un’installazione scultorea che radicalizza l’uso dello spazio proposto dall’artista con l’opera vincitrice la scorsa primavera. Non più un display da “museo”, ma una folla di solidi platonici che abita il nostro spazio, e che sembra correre verso un punto (un fine o una fine?). Appare evidente il percorso di maturazione compiuto dagli artisti a contatto con il San Fedele, in particolare nel caso di Tentolini, che sembra aver individuato e notevolmente approfondito il meglio della propria produzione precedente, puntando deciso sul tema, attualissimo, della difficoltà e precarietà del segno-immagine, della sfida percettiva e interpretativa (senza possibilità di scindere le due componenti) posta al fruitore. Anche i compagni di viaggio mostrano progressi, La Rosa intensificando la problematica relazione tra astrazione intellettuale e presenza fisica della forma, la Kudo giocando sempre di più sullo scarto tra un’apparenza naïf e una complessità di pensiero che si palesa attraverso piccole, gustose intuizioni.

Alle soglie dell’Apocalisse. Marco La Rosa, Ayumi Kudo, Giorgio Tentolini
a cura di Andrea Dall’Asta, Daniele Astrologo Abadal, Ilaria Bignotti e Matteo Galbiati

Galleria San Fedele
Via Hoepli 3 A-B, Milano

Info: +39 02 86352233
www.centrosanfedele.net
sanfedelearte@sanfedele.net