extra muros

Extra muros

2010

30x20

carta bianca ritagliata a mano/white paper handengraved

 

Non è l’infinito, né il finito: è l’indefinito. Non è la destra, ma nemmeno la sinistra: è l’indecisione. E’ il Terzo paesaggio, chiave di lettura della contemporaneità, occhio attento sul mondo, manifesto apolitico ma rivoluzionario.


La riqualificazione riguarda sempre più le nostre città; porzioni urbane sono interessate dal lavoro di architetti, ingegneri, geometri che cercano di dare un ordine ad interventi realizzati in epoche successive, con filosofie differenti; fuori dalle città tuttavia esistono architetture abbandonate, luoghi dismessi, km di silenzioso abbandono che si contrappongono alle zone industriali, ai centri commerciali, agli autosaloni.
Li vediamo ogni giorno ma non ci facciamo nemmeno più caso.

 

Gilles Clément, paesaggista per professione, “giardiniere” per autodefinizione, filosofo, nel suo Manifesto del Terzo Paesaggio ha tessuto l’elogio dei residui, dove l’intervento dell’uomo non c’è o non c’è più, dove trova rifugio la diversità. Il ciglio della strada, l’orlo dei campi, una torbiera o un piccolo orto non più coltivato, un piazzale invaso dalle erbacce o il margine di un’area industriale rappresentano quella biodiversità che ha in sé i germi di un cambiamento che non necessariamente si realizzerà.
Per analogia è possibile individuare architetture che testimoniano la nostra tradizione culturale, che fanno parte della nostra storia e che tuttavia sono rimaste ai margini sotto il nostro sguardo incurante.

 

Questa nostra ricerca offre uno spunto di riflessione su un argomento di grande attualità e urgenza. Le architetture dimenticate dall’uomo, situate in zone che interessano poco i piani regolatori hanno un potenziale notevole: parlano di noi, di quello che eravamo e di quello che forse vogliamo dimenticare. Entità snaturate, impossibilitate a continuare ad essere ciò che erano, incapaci di divenire altro, sono destinate a sopravvivere in una sorta di limbo che le condurrà inevitabilmente alla fine. Un invito a guardare ciò che non si riesce più a vedere.


I lavori di Dario Catellani, Giorgio Tentolini & Cristiano Boni vogliono essere un racconto di memorie e palinsesti, vuoti e pieni, luce e materia, all’interno di un complesso lavoro di
ricerche personali ed artistiche.

Antonietta Casini, Marco Scotti

 

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ringrazio Cristiano per il prezioso aiuto

I thank Cristiano for his valuable help


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