GALLERIA DI RIFERIMETO REFERENCE GALLERY

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news

LA LEGGEREZZA DEL TULLE

di Mariateresa Ceretelli

Wall Street International

24 aprile 2014

CORPI RAREFATTI: L'UOMO INCORPOREO IN CERCA DI UNA STORIA

di Matteo Galbiati

Espoarte 79 - 1° Trimestre 2013

Atelier: Giorgio Tentolini

Marta Santacaterina

FermoMag 24-04-2013

Giorgio Tentolini. L’ombra del reale - 28/06/12

di Piero Del Giudice

foto di Andrea Angelucci e Giorgio Tentolini

 

GALATEA European Magazine

Luglio Agosto 2012

 

elevazioni

elevazioni
2006
installazione/installation
7 pezzi/pieces - 20X55 (cad./each)
stampa laser su acetato/laser print on  vinyl acetate

ricerca iconografica:
Left or Standing.
His precision and accuracy / suggesting clean cuts, leaving
/ a vacancy, a slight phisycal / depression as thought I had been / in a vaguely uncomfortable place / for a not long but undeterminable / period; not waiting.

Standing or Left Standing.
His preciseness and acuity left / small cuts on the tips of my / fingers or across the backs of / my hands without any need to / sit or otherwise withdraw.
Bruce Nauman, Raw Material


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Di che cosa, infatti, posso dire: “Io lo conosco”? Questo cuore, che è in me, lo posso sentire e ne arguisco che esiste. Questo mondo, posso toccarlo, e giudico di nuovo che esiste. Ma qui si ferma tutta la mia scienza, ed il resto è costruzione. Se tento, infatti, di afferrare questo io di cui sono certo, se cerco di definirlo e di compendiarlo, esso non è più che acqua che mi scorre tra le dita. Posso disegnare ad uno ad uno tutti i volti che sa assumere, e anche quelli che sono stati dati: l’educazione, l’origine, le passioni o i lori silenzi, la grandezza o la bassezza. Ma non si sommano i volti. Questo cuore stesso, che pure è il mio, resterà sempre per me indefinibile. L’abisso che c’è tra la certezza che io ho della mia esistenza e il contenuto che tento di dare a questa sicurezza, non sarà mai colmato. Sarò sempre estraneo a me stesso. Nella psicologia, come nella logica, vi sono alcune verità, ma non esiste la verità. Il “conosci te stesso” di Socrate ha lo stesso valore del “sii virtuoso” dei nostri confessionali: allo stesso tempo oltre che una nostalgia rivelano anche un’ignoranza. Sono giochi sterili intorno a grandi soggetti, e non sono legittimi nella misura in cui sono approssimativi. Ecco ancora degli alberi di cui conosco la rugosità, e dell’acqua di cui sento il sapore. E questi profumi d’erba e di stelle, la notte, in certe sere in cui il cuore si placa.....come negherò questo mondo, di cui sento la potenza e la forza? Eppure tutta la scienza di questa terra non potrà dirmi nulla che possa rendermi certo che tale mondo mi appartiene. [....] Se posso afferrare con la scienza i fenomeni ed enumerarli, non posso comprendere altrettanto bene il mondo. [....] Anche l’intelligenza mi dice, dunque, a modo suo, che questo mondo è assurdo. Il suo contrario, cioé la ragione cieca, ha un bel pretendere che tutto sia chiaro.                                                 
Albert Camus, Le Muraglie Assurde


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Io credo che vi sia una relazione segreta fra gesto e fotografia. Il potere del gesto di riassumere e convocare interi ordini di potenze angeliche si costituisce nell’obiettivo fotografico e ha nella fotografia il suo locus, la sua ora topica. [...] Li fissa nella irrevocabilità di un’aldilà infernale. Credo che l’inferno che e’ qui in questione sia un inferno pagano e non cristiano. Nell’Ade, le ombre dei morti ripetono all’infinito lo stesso gesto: Issione fa girare la sua ruota, le Danaidi cercano inutilmente di portare acqua in una brocca bucata. Ma non si tratta di una punizione, le ombre pagane non sono dei dannati. L’eterna ripetizione è qui solo la cifra dell’infinita ricapitolazione di un’esistenza.
Giorgio Agamben, Il Giorno del Giudizio


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.08 / 2006 Collettiva/collective / “Alphacentauri estate XI” / Corte le Giare / Ragazzola - Parma / a cura di/curators Marina Burani